L’Islanda potrebbe presto tornare al centro del progetto europeo, con la prospettiva di diventare il 28º Stato membro dell’Unione europea. Il governo di Reykjavík ha infatti convocato per il 29 agosto un referendum con cui i cittadini saranno chiamati a decidere se riaprire i negoziati di adesione sospesi oltre un decennio fa. Secondo i più recenti sondaggi, il fronte favorevole alla ripresa dei colloqui appare in vantaggio, con circa il 52% dei consensi. La consultazione popolare non sancirà direttamente l’ingresso nell’Unione, ma servirà a sbloccare un processo rimasto formalmente aperto, benché congelato dal 2013.
Se l’esito fosse positivo, l’Islanda potrebbe beneficiare di un percorso di adesione relativamente rapido rispetto ad altri Paesi candidati. A differenza di Stati che devono ancora allinearsi a gran parte dell’acquis comunitario, Reykjavík parte infatti da una posizione privilegiata: è già membro dello Spazio Economico Europeo e partecipa all’area Schengen, avendo quindi recepito una quota significativa della normativa europea. Questo livello di integrazione potrebbe consentire al Paese di recuperare terreno rispetto ad altri candidati nei Balcani occidentali, come il Montenegro, dove i negoziati procedono da anni con maggiore lentezza.

La candidatura islandese affonda le proprie radici nel 2009, quando la grave crisi finanziaria spinse il Paese a guardare con maggiore interesse all’Unione europea. I negoziati iniziarono poco dopo, ma nel 2013 furono sospesi a causa di tensioni politiche interne e di divergenze con Bruxelles, in particolare sulla gestione delle risorse ittiche. Prima dell’interruzione, tuttavia, Reykjavík era riuscita a chiudere 11 dei 33 capitoli negoziali, un risultato significativo se si considera che alcuni Paesi candidati hanno impiegato molti più anni per raggiungere traguardi simili. Nel 2015 la candidatura venne formalmente ritirata dal governo islandese, segnando una pausa prolungata nel dialogo con l’Unione.
Il nodo della pesca e la cooperazione marittima
Uno dei dossier più delicati nel rapporto tra Islanda e Unione europea resta quello della pesca, settore cruciale per l’economia dell’isola. Da decenni le due parti collaborano nella gestione delle risorse marine e nella ricerca scientifica, ma proprio su questo terreno si sono registrate le principali frizioni durante i negoziati di adesione. L’Islanda difende con forza la propria autonomia nella gestione delle acque e degli stock ittici, mentre l’Unione insiste sull’applicazione della Politica comune della pesca, che prevede un sistema condiviso di quote e regolamentazioni.
Nonostante queste divergenze, negli ultimi anni il dialogo si è intensificato. Nel 2025 Bruxelles e Reykjavík hanno firmato un nuovo Memorandum di Intesa volto a rafforzare la cooperazione in ambiti chiave come la pesca sostenibile, la tutela della biodiversità marina, la ricerca scientifica e lo sviluppo della cosiddetta economia blu. L’accordo prevede incontri annuali ad alto livello e un impegno congiunto su temi come il monitoraggio delle attività marittime, l’acquacoltura sostenibile e l’innovazione energetica nel settore ittico.
Restano tuttavia alcune questioni sensibili. Tra queste figura la posizione dell’Unione europea contraria alla caccia alle balene, pratica che in Islanda continua a essere autorizzata, sebbene con limiti più restrittivi rispetto al passato. Sul piano commerciale, invece, i rapporti risultano già ampiamente integrati: grazie agli accordi legati allo Spazio Economico Europeo, diversi prodotti ittici islandesi possono accedere al mercato europeo tramite quote annuali esenti da dazi, mentre Reykjavík contribuisce finanziariamente al meccanismo SEE. Il nuovo Memorandum punta proprio a rafforzare ulteriormente questa cooperazione e a favorire una gestione sempre più sostenibile delle risorse marine.
Sicurezza: Ucraina e il valore strategico dell’Artico
Oltre agli aspetti economici, il possibile ingresso dell’Islanda nell’Unione europea avrebbe una rilevante dimensione geopolitica. L’isola nordatlantica intrattiene da tempo relazioni molto strette con Bruxelles e con gli Stati membri, condividendo posizioni comuni su numerosi dossier di politica estera e di sicurezza. Reykjavík è inoltre parte integrante della NATO e coopera regolarmente con l’Unione in diversi ambiti, dalla difesa alla gestione delle crisi.

Questo allineamento si è manifestato con chiarezza dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel febbraio 2022. Pur non essendo membro dell’UE, l’Islanda ha deciso di applicare integralmente il regime di sanzioni europee contro Mosca e ha fornito assistenza concreta a Kiev. Secondo il Kiel Institute’s Ukraine Support Tracker, tra febbraio 2022 e agosto 2025 il Paese ha destinato all’Ucraina circa 70 milioni di euro, suddivisi tra aiuti finanziari, assistenza umanitaria e supporto militare. Reykjavík ha inoltre partecipato alle iniziative del Meccanismo europeo di protezione civile, contribuendo all’invio di forniture mediche, veicoli, attrezzature energetiche e soluzioni abitative temporanee.
In questo contesto, il referendum di agosto assume un significato che va ben oltre il semplice dibattito interno islandese. La riapertura dei negoziati potrebbe infatti rafforzare la presenza politica dell’Unione europea nell’Artico, una regione sempre più strategica e oggetto di crescente attenzione da parte delle grandi potenze, dagli Stati Uniti alla Russia fino alla Cina. Grazie alla sua posizione geografica e alla sua stabilità politica, l’Islanda rappresenta un punto di osservazione privilegiato nel Nord Atlantico.

Se i cittadini islandesi dovessero esprimersi a favore della ripresa dei negoziati, il percorso verso l’adesione potrebbe riattivarsi rapidamente. Alcuni osservatori ritengono che, in caso di progressi spediti nei capitoli ancora aperti, l’ingresso nell’Unione potrebbe avvenire entro pochi anni. In un momento di profondi cambiamenti negli equilibri internazionali, l’eventuale adesione di Reykjavík offrirebbe all’Europa un alleato già fortemente integrato e contribuirebbe a consolidare la presenza europea in una delle aree più sensibili dello scacchiere globale.